PSIKIPEDIA


I professionisti che hanno dato origine a questo sito sono accomunati, oltre che dalla passione per il proprio lavoro, dalla voglia di discutere e di mettersi in discussione. Inoltre, provenendo da storie diverse, sia personali che di formazione all'attività professionale, desiderano far circolare con semplicità alcune competenze, facendo partecipare altri a quei momenti, anche conviviali, di discussione su temi specifici. In questo sito noi vogliamo affrontare i disagi psicologici attuali. Mettiamo perciò a disposizione la nostra esperienza e la nostra cultura. Spesso le persone sono disorientate da troppi messaggi contrastanti. In Internet non si sa cosa è vero e cosa è falso. A volte l'informazione scientifica è confusa e manipolata: qui noi forniamo informazioni corrette e controllate. Nessuno può sapere tutto, per questo i professionisti di questo sito hanno storie e competenze diverse. Il sito consente anche un dialogo riservato su temi di interesse generale.

 

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L’età dell’oro

Marco, sedici anni, è il secondogenito di quattro figli, in una ricca famiglia della Milano-bene: padre imprenditore, madre avvocato, liceo scientifico con buoni voti in una scuola privata, e l'eccellenza come obiettivo. Giovanni, stessa età, primogenito di due, i genitori entrambi dipendenti in un'impresa di pulizie, percorso scolastico "sgarrupato" in un istituto professionale, bocciato due volte, un precedente penale per furto.

Apparentemente nulla accomuna questi due ragazzi, a parte l'età e l'identità di genere. Invece sono legati da qualcosa di più grande, che va al di là delle classi sociali o dei contesti culturali. Condividono lo stesso dolore, una tristezza infinita che a volte affiora nei loro occhi, e di fronte a me sono simili, tanto che verrebbe da citare Saba, quando dice: "Il dolore è eterno, e ha una voce e non varia". Questo rampollo della Milano-che-conta e il figlio della periferia hanno lo stesso sguardo, e probabilmente sono stati guardati allo stesso modo, trafitti da due occhi delusi. Il primo perché non è arrivato abbastanza in alto, non quanto il fratello maggiore, il secondo perché non è partito bene, non aveva voglia di studiare.

Capita che a volte un genitore, commentando i voti che il figlio prende a scuola, mi dica: "non chiedo l’otto, mi basta un sei", ma non si renda conto che su quel "sei" basa l'umore suo e di tutta la famiglia. Non si vuole qui fare del facile giustificazionismo: esiste la responsabilità individuale dell'adolescente che sbaglia, e quando sbaglia deve pagare. Si cerca solo di dare un senso a ciò che accade, e stando di fronte a questi due ragazzi, tale senso appare in tutta la sua evidenza. Spesso creiamo dentro di noi un mondo apparente, finto, costruito sulle nostre aspettative, e ci perdiamo nell’attesa dell’Altro, figlio, amico o amante che sia, come di colui che ci riporterà all’ “età dell’oro”, l’era felice e perfetta descritta da Esiodo. Ogni volta che ci capita di entrare in questa sorta di incantesimo, il nostro tempo si ferma, perché la nostra vita è già scritta, e con il collo irrigidito ci ostiniamo a guardare nella direzione dell’ideale che abbiamo creato, senza riuscire a voltarci per vedere l’essere, vivo e reale, che abbiamo davanti, e aspetta solo di essere accolto, capito, amato.

Perciò cari genitori, insegnanti, educatori, allenatori, adulti tutti che in qualche modo avete a che fare con i giovani, per favore non buttate loro addosso la delusione, che spesso è figlia delle nostre insicurezze e frustrazioni, dell'immaginario che abbiamo costruito prima di riuscire ad accoglierli. Rimproveriamoli quando sbagliano, ne hanno bisogno. Diamo loro delle regole, e se le trasgrediscono, perché no, dei castighi, ma facciamo capire che comunque torneremmo a scegliere proprio loro, perché crediamo sempre nella loro possibilità di riuscire un giorno ad "adolescere" (fiorire, sbocciare) per quello che sono, con il talento piccolo o grande che, tutti, possiedono.


Stefano Monti
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